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Vidi per la prima volta Lamar Odom il 15 marzo 2009 allo Staple Center di Los Angeles in un mattine domenicale che vedeva la sua squadra dei Lakers affrontare i miei amati Dallas Mavericks.

Fu una partita spettacolare che si concluse sul punteggio di 107-100 per i padroni di casa con una grande prestazione del giocatore in maglia giallo oro tra i protagonisti della contesa con 14 rimbalzi e 10 punti realizzati.

Quando nel 2011, due anni più tardi, arrivò in Texas per vestire la maglia numero 7 dei Mavericks, appresi con immensa gioia la notizia, fiducioso che il suo apporto sarebbe stato determinante per difendere il primo titolo NBA conquistato pochi mesi prima dai Mavs opposti in finale ai Miami Heat del fenomeno Lebron James.

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Ogni mia attesa non fu mai ripagata e non riuscii a comprendere il motivo per cui un due volte campione del mondo con i Lakers e detentore del trofeo miglior sesto uomo dell’anno, ebbe una stagione a dir poco fallimentare per essere poi ceduto dopo appena 50 partite alla squadra che lo aveva scelto all’inizio della sua carriera NBA i Los Angeles Clipper.

Le sue medie in Texas furono di 6.6 punti, 4.2 rimbalzi, 1.7 assist, 25.3% da tre in 20.5 minuti di gioco a partita.

“E’ stata la peggior decisione di sempre che abbia mai preso sia dal punto di vista professionale che personale”, ha dichiarato recentemente Mark Cuban, parlando di Odom. “Sono stato costretto a liberarmi di lui in quanto deprimeva gli altri compagni di squadra nello spogliatoio”.

 Cosa ha spinto il vulcanico proprietario della squadra di Dallas a fare dichiarazioni cosi pesanti ed un giocatore di Élite a trovarsi in una simile situazione?

La risposta è arrivata in questi giorni nei quali l’ex cestista si trova ricoverato in una clinica del Nevata in gravissime condizioni a seguito di un suo svenimento in un bordello di Crystal, località a 50 km da Las Vegas dove avrebbe fatto uso di droghe ed altri farmaci.

Dennis Hof, proprietario del Love Ranch ha aggiunto che Odom si trovava da vari giorni nella Suite Vip del bordello. “voleva solamente dimenticare tutto e trascorrere momenti spensierati”, ha dichiarato Hof.

Lamar Joseph Odom nasce nel Queens, New York il 6 novembre del 1979.

La sua vita è stata segnata dalla morte della madre a seguito di un cancro al colon, quando Lamar aveva 12 anni, da un padre cocainomane e dal decesso della nonna con la quale viveva, 8 anni più tardi.

Il giocatore onorerà il ricordo di entrambe affiggendo il nome della mamma Cathy e della nonna sulle sue scarpe da gioco.

La sua carriera NBA inizia nel 1999 quando dopo tre stagioni all’università di Rhode Island sceglie di diventare professionista venendo selezionato con la 4ª scelta assoluta dai Los Angeles Clippers.

Odom 4 scelta assoluta dei Clippers

Al debutto mette a referto 30 punti, cattura 12 rimbalzi, fornisce 2 assist conditi da 2 palle recuperate facendo intravedere grandi potenzialità ed un talento esagerato.

Dopo 4 anni ai Clippers viene ceduto ai Miami Heat con un contratto di 6 anni per 65 milioni di dollari.

Anche la stagione in Florida si rivela molto positiva per Odom che contribuisce in maniera significativa al raggiungimento dei playoff da parte della sua squadra.

Viene poi ceduto ai Lakers per permettere l’arrivo a Miami del centro Shaquille O’Neal.

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Le disgrazie per il giocatore non sono finite; il 29 giugno del 2006 muore di SIDS il figlio di appena 6 mesi avuto dalla compagna Liza Morales; Lamar non riusciva ad abbandonare la piccola creatura rimanendo abbracciato al corpicino del bimbo per quasi tre ore dal suo decesso, all’interno dell’ospedale di New York.

Il figlio Jayden tatuato sul petto

Da quel giorno Lamar ha dovuto crescere rapidamente, diventare forte e sostenere la disperazione degli altri membri della famiglia, la compagna Liza e gli altri due figli avuti da lei.

Successivamente passò la maggior parte di quella tragica estate del 2006 isolato da tutti, famiglia e gioco compresi e fu sul punto di porre fine alla sua la carriera professionistica.

Dopo lunghi e dolorosi momenti di meditazione decise di ritornare a vestire la maglia dei Lakers perché non aveva ancora completato la sua missione ed il suo obiettivo nell’NBA, determinato a non farsi sopraffare dalla rabbia e da altri pericolosi sentimenti.

Iniziò la stagione giocando su grandi livelli, anche se venne limitato dagli infortuni, prima alla spalla e poi al ginocchio sempre mantenendo vivo nel cuore il ricordo di Jayden da poco scomparso ed aggiungendo un altro nome sulle sue scarpe da gioco “Baby J”.

La stagione successiva 2007-08 è la migliore nella carriera di Lamar; l’arrivo ai Lakers di Paul Gasol è determinante per lo sviluppo del suo gioco e Odom diventa un fattore importante in molte partite.

Le sue statistiche dicono 14.2 punti,10.6 rimbalzi e 3.5 assist a partita.

L’anno 2009 è un altro anno importantissimo per Lamar sia professionalmente che sentimentalmente.

In giugno con i giallo-ore vince il suo primo titolo NBA fornendo un contributo importantissimo alla squadra partendo spesso dalla panchina con percentuali elevatissime.

Lamar festeggia il primo anello vinto con i Lakers
Lamar festeggia il primo anello vinto con i Lakers

Viene etichettato con il soprannome di “Lamarvelous” ed i paragoni con un’altra superstar del calibro di Magic Johnson si sprecano, essendo Odom un’ala forte con un buon trattamento di palla, buona visione di gioco, ottimo rimbalzista e dotato di un buon tiro dalla distanza.

Il numero 7 diventa il collante dei Lakers, un giocatore di grande carisma, personalità sempre al centro dei time out dando consigli e motivando i suoi compagni.

Nel settembre dello stesso anno sposa l’attrice Khloe Kardashian sorella di Kim conosciuta da 4 settimane, diventando uno dei giocatori di basket più mediatici d’America. Il matrimonio al quale assiste anche Kelly Osbourne e Kobe Bryant è uno degli eventi più trasmessi dell’anno.

Il matrimonio con Khloe Kardashian conosciuta settimane prima ad una festa di Metta World Peace
Il matrimonio con Khloe Kardashian conosciuta settimane prima ad una festa di Metta World Peace

La coppia sembra inseparabile assistendo a vari eventi pubblici e cercando di stare insieme il più possibile.

Ben presto Lamar diventa una presenza costante dei Kardashian ed inizia a partecipare al loro reality show “Keeping up with the Kardashian” coinvolgendo in alcuni episodi anche i suoi compagni dei Lakers. Nasce anche la serie “Khloe & Lamar”.

Il reality show insieme alla moglie
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Insieme alla moglie entra nel mondo della moda lanciando una linea di profumi chiamata “Unbreakable”.

Hollywood
Hollywood

La sua carriera sembra proseguire a gonfie vele e nel 2010 vince il suo secondo anello NBA in una finale molto combattuta che si conclude 4-3 per i Los Angeles Lakers contro gli arci-rivali dei Boston Celtics.

In questi successi con i Lakers, Odom era il giocatore più amato e famoso negli spogliatoi, come pure durante i campionati mondiali in Turchia del 2010 con il team usa; nonostante fosse in squadra con Kevin Duran  Derick Rose e Russel Westbrook, era lui il protagonista attorno al quale gravitava tutta l’attenzione dei media.

Lamar acquisisce rapidamente grandissima popolarità del mondo di Hollywood che sembrava apprezzare questa bellissima favola di un atleta uscito dal getto del Queens ed arrivato a far parte delle celebrità dello show business.

Il lato oscuro del versatile giocator inizia a comparire appena lasciata Los Angeles destinazione Dallas Mavericks.

Con la maglia dei Mavericks fronteggiando Kobe Bryant
Con la maglia dei Mavericks fronteggiando Kobe Bryant

Essere nei Lakers significava tutto per Lamar, il quale era una persona molto sensibile.  Nella sua nuova squadra inizia a fare fatica ed a perdere progressivamente fiducia in se stesso a mano a mano che il suo minutaggio calava.

In aprile del 2012 durante un allenamento dichiaro ad un suo compagno di squadra che non amava più il gioco e voleva smettere con la pallacanestro.

Il mondo del basket era sempre stato il suo palcoscenico, il teatro che lo aveva visto vivere momenti esaltanti, gioie e grandi emozioni. Sembrava aver trovato la cura per sconfiggere i demoni del passato e le paure ed insicurezze che lo avevano circondato nei momenti bui della sua vita durante la quale aveva assistito a numerosi funerali.

I suoi amici temevano seriamente che questo cambio di casacca potrebbe essere molto nocivo per il suo equilibrio mentale.  Il cast della produzione di “Khloe e Lamar” erano spesso intorno a lui nelle sue tappe finali della brutta esperienza a Dallas e filmavano le difficolta che stava incontrando e le tese relazioni con la sua famiglia e gli amici.

In questo periodo comparve anche la spettrale figura del padre Joe, con il quale Odom aveva una relazione molto conflittuale alla ricerca dei soldi del celebre figlio.

La stagione successiva 2012-13 ritorna ai Clippers, la sua prima squadra NBA ma le sue prestazioni furono molto negative come confermano i 4 punti di media a partita.

In Agosto 2013 fu arrestato per guida in stato di ebrezza; Il 26 agosto dello stesso anno sparisce per tre giorni dopo essere stato cacciato di casa dalla moglie a seguito della sua dipendenza dal crack.

Il 13 dicembre 2013 la moglie Khloe presenta in tribunale la richiesta di divorzio.

Dopo una brevissima apparizione in Spagna nelle file del Saski Baskonia tenta di rientrare nei Knicks di Phil Jackson; firma un contratto il 16 aprile 2014 ma viene tagliato il 12 luglio senza mettere piede in campo.

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Ora tutta l’NBA si stringe intorno a Lamar e sono emerse in questi giorni dichiarazioni pesanti da parte di alcuni personaggi come il rapper Master P che accusano pesantemente alcuni suoi ex compagni di squadra dei Lakers di non essergli stati vicino nel momento della sua disperazione. In particolare si rivolge a Kobe Bryant dicendo che avrebbe avuto la possibilità di salvare Lamar e non lo fece. A detta del Rapper, Kobe conosceva perfettamente la gravità della situazione ed il desiderio che aveva Odom di rientrare.

Ora comprendo il motivo per cui questo ragazzo del Queens non ha potuto continuare questa sua magnifica favola. Voglio solamente ricordarlo con alcuni “Highlights “ e come campione versatile capace di esprimere a tratti un gioco stellare riportando lo “Show Time” a Los Angeles ed in grado di farci vivere grandissime emozioni. Me lo immagino sorridente e combattendo duramente sul parquet.

Tutti i dispiaceri della vita hanno influito notevolmente nella sua tragica situazione ed una volta spenti i riflettori di Hollywood, con il buio della notte i fantasmi sono tornati ad emergere nella sua testa.

In queste ore le notizie che arrivano dall’America sono più confortanti parlando di una sua uscita dal coma.

Torna a sorridere campione sono in tanti a volerti ancora bene.

vannizagnoli
novembre 2, 2015 in Attualità sportiva, Basket, Video

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